Il welfare in Italia

Si è svolto il 24 ottobre a Roma l’annuale think tank “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali”, il progetto nato nel 2010 su iniziativa del Gruppo Unipol in collaborazione con The European House Ambrosetti. Si tratta di una piattaforma permanente di discussione sul tema del welfare per condividere idee e riflessioni tra esponenti del Governo, parti sociali, università, rappresentanti di imprese. Durante l’evento sono stati presentati i risultati del Rapporto 2023 che si è particolarmente focalizzato sulle dinamiche demografiche attuali e gli impatti sul mercato del lavoro e ha riflettuto sulla sostenibilità economica del sistema welfare in Italia nell’ambito di uno scenario globale che registra un rallentamento della crescita a causa della situazione geopolitica in primis con tutte le sue conseguenze.

Quali sono le azioni da attuare per incentivare il lavoro e il welfare in Italia? Sono state individuate diverse priorità fra cui il potenziamento della formazione e della collaborazione fra formazione e imprese, la necessità di riformare i meccanismi di ammortizzatori sociali con l’obiettivo primario di reinserimento nel mondo del lavoro, accrescere la partecipazione femminile nel mondo del lavoro.

Un sistema in difficoltà

Il rallentamento dell’economia e della crescita globale nell’anno in corso ha impattato in maniera significativa anche sul sistema del welfare che in Italia rappresenta la principale spesa pubblica (il 63,2% del totale) e comprende Sanità, Politiche Sociali, Previdenza a cui si aggiungono le spese per l’Istruzione. Nel resto d’Europa invece si assesta a circa la metà del totale. A pesare in particolare le conseguenze ancora non smaltite della crisi causata dal Covid-19, il problema annoso della disoccupazione, soprattutto degli inattivi under 30, la crisi demografica e l’aumento della popolazione over 65.

Cause contingenti

Il 2022 è stato caratterizzato da un forte rincaro delle materie prime energetiche causato dalla guerra in Ucraina che ha inciso sui costi di produzione e sui prezzi al consumo delle famiglie. Dalle prime rilevazioni Istat a luglio 2023 emerge fortunatamente una lieve attenuazione del tasso tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo e del costo dell’energia. L’Italia paga anche il problema dei bassi salari con il triste primato di essere l’unica in Europa a registrare una riduzione rispetto a 30 anni fa. Tutto ciò si ripercuote sulla Previdenza che deve far fronte all’invecchiamento della popolazione, ai bassi salari e alla riduzione delle risorse disponibili che immancabilmente andranno a ridurre i trattamenti pensionistici obbligatori.

Sostenere la previdenza integrativa

Alla luce di quanto si è evidenziato, a che punto è in Italia la previdenza complementare? Si assesta ancora al 36,2%, un dato nettamente inferiore ad esempio alla Germania dove si raggiunge il 55%. 

E’ necessario quindi sostenere la crescita del sistema previdenziale integrativo nel Paese con nuovi sistemi di risparmio e aumentando la flessibilità dei fondi esistenti. Fra le soluzioni proposte: la possibilità di ottenere la portabilità da un anno all’altro dell’ammontare di deducibilità fiscale, la possibilità di ottenere anticipazioni straordinarie, la possibilità di consentire il trasferimento della posizione maturata ai propri figli.

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